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martedì 22 maggio 2018

Osservando Eddy e la pizza margherita con le patatine.


Edoardo e la pizza.
Non la pizza semplice, quella con le patatine.

L’aspetta con ansia, scrutando  continuamente la zona dalla quale apparirà il cameriere con i piatti fumanti.
Si arrabbia molto e batte la mano sul tavolo, per ingannare il tempo beve molta acqua ma alla fine si stufa.
La sua camicia ha le maniche rimboccate, è un vero macho con quegli avambracci paffuti.
Poi la pizza arriva e lui la vorrebbe aggredire selvaggiamente ma scotta. 
E allora con la punta delle dita la tasta, prova a piluccare in superficie, ansioso preleva le patatine per prime..
Infine parte l’attacco e quindi avviene lo smantellamento del piatto, inesorabile Edoardo divora la sua margherita con le patatine, determinato, sequenziale.
Poi finisce.
Che fare?
Lei pilucca lentamente, mastica svogliatamente, si distrae.
Lui la osserva sdegnato.
La fa raffreddare, la sua pizza! 
Lei è irrequieta, mangiare l’annoia, pilucca ma non assapora. 
Che barba sta cosa del dover mangiare...

Edoardo osserva dal suo posto i movimenti di lei e attende pazientemente il momento in cui si distrarrà e magari si alzerà dal posto. 
Ed in effetti ciò avviene, la conosce bene.
Con cautela ed in silenzio lui si alza, si va a sedere al posto di lei ed affronta la pizza rimasta  piglio deciso.
Grandi bocconi con lo sguardo ansioso perennemente volto nella direzione in cui lei è sparita, il timore che il suo ritorno gli impedisca di finire è grande ma ce la farà. Soddisfatto torna al suo posto. 
La pizza è sparita. 
Lei non si accorge di nulla, è presa da un’attesa golosa.

Fra poco arriverà l’ippopotamo. E’ un gelato alla fragola e che mangeranno entrambi, ognuno il suo.
Lui ha due anni e lei quattro. Lei si chiama Lisa. 

domenica 17 dicembre 2017

17/12/17 La domenica dell'albero di Natale ed i bilanci.




Il bilancio di un anno non lo si fa l’anno successivo, si iniziano a tirare le fila a metà dicembre, quando il Natale incombe con le sue luci colorate, le sue vie affollate, le ricerche di “regali speciali” e le inevitabili malinconie, i posti vuoti a tavola, intorno al camino, nella lista dei regali.
Questo Natale non mi aveva coinvolta sino ad oggi, come se non mi riguardasse, come se ne fossi esente.
Un po’ di malinconia, un po’ di senso di vuoto per una mamma che c’è ma non c’è o per un bel viso che non ci sarà. Poi d’improvviso mi risuona nella mente la voce di questa zia riscoperta, questa donna minuta, uno scricciolo, 32 chili di ferro pesante ma soprattutto pensante di quasi 84 anni.

32 chili di amore per la vita.
Quando non se la sente di fare qualcosa si dice: “dai Giuly, fatti forza, ce la farai! “
E deve farsene di forza, lei. E ce la fa. E così mi sono detta: devo essere una nipote degna di lei, bando ai piagnistei mentali.
Ieri sera nonostante fosse tardi mi sono fiondata in cantina a prendere gli addobbi e l’albero, le lucine, tutto l’ambaradan natalizio ed ho passato la domenica mattina a decorare l’albero, sistemare le luci, rimirare da lontano ed ho fatto, sì, pure il presepe. Un presepe un po’ strano come location, molto strano direi, ma era il presepe della mia prima suocera, un’altra donna di ferro e velluto. E così ci siamo tutti.
Mentre lavoravo e addobbavo casa ho ripercorso questo 2017 fatto di tanti eventi.
Innanzitutto la presa di coscienza della malattia di mia madre, la sua demenza gentile e progressiva, il suo non riconoscermi più che ha smesso di farmi piangere, che ora accetto con un sorriso, le tengo le mani sempre più fredde fra le mie, mentre chiacchieriamo nel regno del nonsense più avanzato.
Poi eventi di carattere personale che mi hanno coinvolta assai, nel bene e nel male, dai quali sono uscita un po’ pesta ma ritrovando la mia serenità interiore.
Poi l’immenso regalo del mio mare, passare due mesi con il mio amore al mare, nella casa che
amiamo e stiamo abbellendo ogni anno, con gli amici, con i bimbi più belli del mondo.
Ed infine l’esperienza più importante, gratificante e formativa del 2017.

Il viaggio in Madagascar.
Questa volta è stato viaggio, non vacanza. Abbiamo viaggiato su strade impercorribili ma con un autista ed una guida ai quali ormai voglio bene, François e Kaka. Abbiamo vissuto con loro, mangiato con loro, parlato (tanto) con loro, del nostro senso della vita, delle nostre tradizioni, scambiandoci il sapere. Abbiamo viaggiato con un casco di banane in auto negli interminabili percorsi ed ogni tanto ognuno di noi ne pescava una e poi, non si stupisca chi legge, lanciava la buccia dal finestrino nella brousse, “per gli zebu”.
Abbiamo trascorso due giorni in un lodge su un’isola piccola e splendida, con i lemuri che danzavano e litigavano sul tetto, con le mangrovie in fiore. Accompagnato il sole nel tramonto in cima ad una collina, soli. Visto le balene gonfiare le onde e saltare nel blu dell’oceano.
Abbiamo acquisito la consapevolezza che la corruzione dilagante, traboccante sta portando indietro, al contrario di altri paesi africani, questo meraviglioso paese.
Ho troppo da raccontare per continuare qui, ora, ma questo viaggio, l’aver già prima adottato Larisca, una bimba malgascia di 6 anni, aver sorriso e riso con i bimbi dell'Orfanotrofio, l’aver portato alle famiglie non abiti o giocattoli ma riso, perchè è sempre più caro e non ce la fanno a comprarlo, specie gli spaccapietre, ci hanno resi più consapevoli. Di che cosa? Devo spiegarlo?
Dare è una forma di narcisismo? Anche.
Dare ed aiutare ci aiutano a soffocare il senso di colpa per essere nati con una dose di fortuna superiore a molti, troppi altri? Probabile.
Ma non dare, o dare per dovere e non con il cuore ciò che è più costoso al mondo, il proprio tempo è sempre e comunque peggio. Un po' come sorridere ma non con gli occhi.
Quindi ora, nella seconda metà di dicembre, mi ritrovo di domenica a mangiare gianduiotti mentre scrivo sul pc, le luci dell'albero lampeggiano colorate, le gatte sonnecchiano, lui legge ed io mi sento distesa, contenta, appagata da un anno  che mi ha dato molto, più di quanto mi abbia tolto.
Grazie.


giovedì 23 novembre 2017

Quando un sogno non si cancella dalla mente.


Un mattino d'autunno mi sveglio alle 6 costernata. 
Ho fatto il sogno del secolo. 
Raccontarlo è difficile e non perché la memoria lo abbia smembrato, è difficile perché questo sogno complesso e complicato unisce mondi e periodi e situazioni talmente diverse da lasciare la mente svuotata, come alla fine di un libro di 1000 pagine.

Inizia con una cena fra amici alla quale siamo invitati ed io ho l’incarico, fra amici è consueto, di portare alcune vivande.

Al momento della cena scopro che siamo in un ristorante in cui andammo tre anni fa, in occasione di un compleanno, sempre gli stessi o quasi e non siamo in una casa. 
Non tutti sono arrivati e chi c’è ha bimbi piccoli in passeggino, i loro figli (in realtà sono già nonni) e ci si scambia le foto dei nipoti sul cellulare.

Mi accorgo ad un tratto di essere andata a quella cena a mani vuote, ho dimenticato il mio impegno e quindi vado a cercare la nostra auto per provvedere a fare acquisti ma l’auto è bloccata, non la posso spostare e così mi metto a correre disperatamente. 
Corro sui binari del tram che passa, per i torinesi, in corso Massimo d’Azeglio nel tratto del Valentino e mi volto continuamente per paura che il tram arrivi e mi travolga, vedo i suoi fari accesi in lontananza, mi manca il respiro, il cuore va a mille. 
Mentre guardo in avanti vedo arrivare nella direzione opposta alla mia un plotone di soldati vestiti di verde mimetico, corrono come me, stanno ridendo e cantando ed io penso che se non hanno paura loro perché dovrei averla io? 
Arrivo alla fine dove il corso Massimo D'Azeglio si incrocia con corso Vittorio e nello slargo vedo con stupore, dall’alto come se improvvisamente stessi volando, molte persone in
groppa a dromedari che circolano tranquillamente come se fossero in auto e fra di loro grossi conigli o lepri dai colori vivaci.

A questo punto mi sveglio, abbastanza costernata. Mi pare di essere impazzita.

Racconto il sogno al mio uomo e lui mi sprona a parlarne, a scriverne, ma io sorrido e penso che sia matto pure lui. Lo racconto alla mia amica più cara e lei mi propone alcune interpretazioni che in effetti sono condivisibili.

Pesco dal web il significato dei sogni e resto basita.

Sognare gli amici indica il bisogno di essere o sentirsi sostenuti e protetti e di fare altrettanto.
Sognare un'automobile è strettamente connesso con il nostro percorso di vita nella sua totalità fatta di scelte, cambiamenti, passi in avanti ma anche brusche frenate, errori di percorso. Il modo con cui ci approcciamo al mezzo rappresenta genericamente la nostra posizione nella vita, guidare o farsi guidare. (io adoro guidare)

Sognare di correre: la corsa affannata può essere vista come il tentativo di raggiungere una meta percorrendo una strada che non è sempre facile, specie se si è in competizione con altri ma io difetto in competitività. 
Mi manca proprio.
Sognare binari e tram: essersi confrontati in passato con un problema che appariva più grande di quanto fosse in realtà. Oppure decisione difficile da prendere (uscire dai binari), una situazione nuova. 
Risolvere le ansie covate (il tram non mi investe).

Sognare soldati può indicare: che una parte della propria personalità è portatrice di strutture e regole, un'altra parte è portata a difendere e proteggere se stessi e gli altri.

Sognare la città dall'alto e con creature strardinarie può rappresentare bisogno di consapevolezza e di esprimere la propria creatività o il desiderio di viaggiare.



Sognare il cammello: esso è simbolo di resistenza ed irrequietezza al contempo. Il cammello è un animale che in qualsiasi condizione climatica sa resistere superando qualsiasi ostacolo percorrendo centinaia di chilometri senza cibo ed acqua. E' un animale testardo e tenace, raggiunge il risultato a qualsiasi costo. Inoltre, poichè per poterlo caricare di pesi occorre farlo mettere in ginocchio, si ritiene che questo animale simboleggi l'umiltà.

Sognare conigli (i miei erano giganti) è un'esperienza onirica speciale. I conigli sono simbolo di sessualità e amore per la vita famigliare. Fin dalla notte dei tempi i conigli sono legati alla magia ed all'occultismo quindi sognarli può significare un legame molto forte con tutti questi temi da parte del sognatore. 

Resta in me lo stupore per la memoria di un sogno avvenuto circa alla fine di ottobre ed ancor oggi nitido e vivido nella mia mente.